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I nuovi anni settanta |
| Lo scenario di oggi è molto simile a quello degli anni settanta: inflazione e recessione
Internazionale 733, 28 febbraio 2008 A Wall street c’è chi sussurra una parola che tutti vorrebbero cancellare dal dizionario economico: stagflazione. All’ ‘orizzonte si profila quel misto micidiale di recessione e inflazione che fu una piaga degli indimenticabili anni settanta. Quel tumultuoso decennio che vide l’esplosione della musica rock, l’avvento della pop art di Andy Warhol e l’occidente in bicicletta fu infatti segnato dalla peggiore crisi economica dopo la grande depressione del 1929. A provocarla furono due crisi petrolifere e gli errori della politica monetaria occidentale con cui si tentò di fronteggiarle. I pericoli dell’inflazione furono ignorati e si fece di tutto per sostenere la crescita, tenendo basso il costo del denaro. Quando ci si accorse dell’errore era troppo tardi per tornare indietro: di fronte alla stagflazione gli strumenti monetari classici erano antiquati. A guidare il mondo nell’abisso della stagflazione fu l’economia americana, la locomotiva della crescita globale. Il decennio era cominciato con un tasso di inflazione del 5,5 per cento, ma nel 1974 gli Stati Uniti subirono il primo colpo dalla crisi petrolifera e i prezzi al consumo aumentarono improvvisamente del 12,2 per cento. Nel 1979, dopo la rivoluzione iraniana, arrivò il secondo colpo e il costo della vita crebbe del 13,3 per cento in un anno. L’inflazione erodeva la crescita economica, ne annullava tutti i benefici e al netto della forsennata crescita dei prezzi il pil americano diventò addirittura negativo: -0,5 per cento nel 1975 e -0,2 per cento l’anno successivo. |
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